Tangents

Gary Peacock Trio, «Tangents», ECM 2017, 1 cd.

Uscito qualche mese fa per celebrare idealmente gli ottantadue anni del leader di questa formazione, “Tangents” appare come un distillato stilistico che il contrabbassista Gary Peacock – personalità di riferimento nel jazz contemporaneo, già al fianco, tra gli altri artisti, di pianisti come Bill Evans, Paul Bley e Keith Jarrett – ha realizzato grazie a una sintonia espressiva che emerge come uno dei caratteri distintivi dei suoi dialoghi con il pianoforte di Marc Copland e con la batteria di Joey Baron. Un’affinità, quella tra i componenti di questo trio, che abbiamo già apprezzato in un precedente lavoro discografico di un paio di anni precedente, “Now This”, e che ora viene ribadita in questo disco che offre undici brani nei quali le anime differenti dei tre musicisti trovano un equilibrio dilatato e omogeneo, distribuito attraverso atmosfere prevalentemente riflessive. Già il brano di apertura, “Contact”, offre un primo assaggio del gusto espressivo di questo lavoro attraverso la lunga introduzione ad opera dello stesso Peacock che, attraverso le corde del suo contrabbasso, esplora un’essenzialità timbrica sulla quale si innestano i suoni del pianoforte di Copland e della batteria di Baron, sviluppando una fusione lirica dalla dinamicità controllata. Cosi, passando per composizioni originali firmate a turno dai tre musicisti e omaggi come quello tributato a Evans con “Blue in Green” – brano, questo, di Miles Davis – si arriva a “Rumblin”, titolo segnato da una dimensione plasmata su dinamiche più vivaci, che ci appare come una delle tracce più efficaci di un lavoro comunque da ascoltare e riascoltare. (© Gazzetta di Parma)