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Albores

Dino Saluzzi, «Albores», ECM 2020, 1 CD

Quello tratteggiato da Dino Saluzzi in questo suo recente album appare come un panorama musicale intimo e prezioso, delibato attraverso la fascinosa sostanza timbrica del suo bandoneon. La dimensione solistica scelta dall’ottantacinquenne musicista argentino appare tanto più preziosa in quanto rappresenta la terza oasi per strumento “solo” che questo artista si è concesso nel corso di una lunga carriera, attraversata grazie a un’intesa attività creativa costellata di varie e diversificate collaborazioni. In questo quadro, dopo i precedenti album in solo “Kultrum” e “Andina”, “Albores” appare come un disco che, alla già ricordata dimensione individuale che condivide con i due precedenti, aggiunge una profondità espressiva che prende forma nei nove brani qui raccolti, sbalzati con una cura nella quale il cesello interpretativo appare, al tempo stesso, particolarmente misurato e intenso.

Caratteristiche che si manifestano già a partire dall’iniziale “Adiós Maestro Kancheli”, essenziale e decantato omaggio al compositore georgiano Giya Kancheli, coetaneo di Saluzzi e scomparso nell’ottobre del 2019, che si offre quale segno tangibile di una sensibilità musicale che l’artista argentino riesce a coltivare traguardando, in maniera tanto trasversale quanto libera, il panorama musicale contemporaneo. Brano dopo brano, Saluzzi ci accompagna quindi con attenta discrezione del suo affascinante immaginario musicale, nutrito di rimandi più astratti e ideali così come di oasi nelle quali l’intreccio armonico-melodico soffiato dal mantice attraverso le ance del suo strumento ci parla della sua terra. È il caso, per esempio, di “Según me cuenta la vida”, una sinuosa milonga che sparpaglia evocazioni espressive che profumano delle vie di Buenos Aires, città dove l’artista ha registrato questo lavoro nell’arco di alcuni mesi trascorsi nel proprio studio.

Nell’intensa offerta musicale proposta da questo disco emergono ancora, tra gli altri, brani quali “Íntimo” o “La Cruz del Sur (2da cadencia)”, oltre al pregnante ricordo riservato al padre dell’artista argentino, anch’egli musicista, titolato “Don Caye – Variaciones sobre obra de Cayetano Saluzzi”, una delle composizioni più coinvolgenti di quello che si rivela all’ascolto come una sorta di prezioso diario sentimentale in forma di musica. (© Gazzetta di Parma)