Labyrinth

Nicole Johänntgen, «Labyrinth», Selmabird Records 2023, 1 CD.

Lavoro dall’impronta timbrica originale e attraversato da un’immediatezza scorrevole e coinvolgente, questo nuovo disco della compositrice e sassofonista tedesca Nicole Johänntgen offre un significativo e riuscito esempio della fantasia creativa di questa artista.

Registrati in diretta nel settembre dello scorso anno alla radio svizzera SRF2 e plasmati per un trio che offre l’inusuale combinazione dei sax alto e soprano della titolare uniti alla tuba di Jon Hansen – presente al posto del contrabbasso, quasi un ideale omaggio al tubista jazz americano Bob Stewart – e alle percussioni di David Stauffacher, i dieci brani originali qui raccolti offrono un panorama variegato che si muove tra stilemi di un jazz raffinatamente mainstream e sprazzi di verve improvvisativa che regalano prospettive dal sapore più fresco e dinamico.

Un caleidoscopio di atmosfere musicali cangianti, il cui filo conduttore rappresentato dal bel timbro dei sax della Johänntgen si intreccia con i dialoghi ora serrati ora più rilassati che Hansen e Stauffacher propongono nelle diverse composizioni.

Dal segno connotato del brano eponimo che apre l’album, si passa a composizioni differenti come “In Gedanken” e “Canyon Wind”, fino ad arrivare all’esposta cifra ritmica di “Simplicity Curiosity!” o alle calde atmosfere classicamente blues di “Straight Blues, Baby, Straight”, o ancora al particolare clima timbrico di un brano come “Get Up and Dance”, una delle due oasi del disco nelle quali al trio di base si aggiunge anche il suono del sousafono – scenografico strumento musicale grave della famiglia degli ottoni tipicamente impiegato soprattutto nelle formazioni bandistiche – di Victor Hege.

Preceduti dal morbido passo quasi di nenia di “Good Night My Dear”, il percorso offerto in questo album viene completato con particolare efficacia grazie agli ultimi due brani, composizioni in un certo senso “gemelle”, che partono dal dialogo tutto individuale tra la voce e il sax della stessa Johänntgen in “Little Song for Nenel”, passando poi alla rielaborazione e allo sviluppo delle stesse idee melodiche nella successiva “Song for Nenel”, che chiude con una sorta di ballata dal tratto serenamente sentimentale un disco decisamente piacevole. (© Gazzetta di Parma)