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Musica fragile

Emanuele Filippi, «Musica fragile», Artesuono 2020, 1 CD

Prodotto con il supporto del MiBACT e della SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, “Musica fraglie” è il nuovo album di Emanuele Filippi, seconda tappa della sua produzione discografica e importante traguardo per il percorso di questo giovane pianista e compositore friulano.

Le dodici tracce qui raccolte sono state registrate a Udine nel marzo dello scorso anno – nell’ultima settimana utile prima del blocco generale dovuto al lockdown – negli studi Artesuono di Stefano Amerio, che ne ha curato anche la produzione assieme a Federico Mansutti e al pianista, compositore e didatta Glauco Venier.

Anche da questo punto di vista, la fragilità di questa musica originale, frutto della vena compositiva del titolare – assecondato con bella affinità dai musicisti Cosimo Boni alla tromba, Nicola Caminiti al sax, Marco Bolfelli alla chitarra e Roberto Giaquinto alla batteria – appare anche come un ideale rimando dello stato d’animo che abbiamo attraversato nel corso dell’ultimo anno e che ancora, per molti aspetti, stiamo continuando a vivere. Uno stato d’animo che viene decantato nelle atmosfere misurate dei brani qui raccolti, assemblati attraverso un tratto compositivo al tempo stesso curato e immediato, composizioni capaci di regalare un’istantanea piacevolezza d’ascolto evitando con gusto garbato le tentazioni del mainstream più scontato.

Un lavoro che raccoglie anche l’apprezzamento di due padrini di particolare prestigio, che regalano a Filippi alcune lusinghiere note riportate sul libretto che accompagna il disco: Enrico Rava evidenzia, assieme al raro equilibrio del lavoro, il «grande rispetto per il suono e il piacere di suonare insieme solo le note necessarie», mentre per Fred Hersch questo progetto rappresenta «un disco indubbiamente delicato, ma al contempo profondo e forte».

Caratteri che possiamo ritrovare sia negli efficaci equilibri strumentali di brani quali, tra gli altri, “Chiaroscuro”, sia nell’oasi solistica di “For Freedom” che, avviata da un incipit ribattuto sviluppato poi in uno multiforme tracciato espressivo, mette a confronto lo stesso Filippi con il suo pianoforte in uno dei momenti più riusciti di questo disco. (© Gazzetta di Parma)