Duets

Valentina Mattarozzi, «Duets», Azzurra Music 2026, 1 CD.

Con questo album Valentina Mattarozzi firma un lavoro costruito su un’idea tanto semplice quanto insidiosa: tratteggiare ogni brano grazie all’incontro diretto fra la sua voce e un singolo strumento.
Un percorso tracciato per sottrazione, dunque, affidando l’esperienza di ascolto all’ideale filo conduttore rappresentato dalla reciproca condivisione del gesto interpretativo. Il risultato è un disco intimo ed essenziale, attraversato da una tensione espressiva che evita l’esercizio di stile, indagando invece la sostanza emotiva del jazz.

Le otto tracce affiancano sette standard a un brano originale, “When She Remembers”, scritto dalla stessa cantante e compositrice bolognese. La scelta del repertorio spazia da “classici” come “The Very Thought of You” a “A Night in Tunisia”, da “’Round Midnight” a “Misty”, fino a “The Look of Love”.

Una galleria interpretativa dove l’impianto cameristico e l’alternanza degli interlocutori restituiscono questi materiali attraverso una luce personale, anche grazie ai dialoghi intessuti con musicisti quali Teo Ciavarella al pianoforte e alle tastiere, Lele Barbieri alla batteria, Daniele Scannapieco al sax tenore, Felice Del Gaudio al contrabbasso, Giampiero Martirani alla chitarra, Giovanni Perin al vibrafono, Checco Coniglio al trombone e Massimo Tagliata alla fisarmonica.

Proprio la natura di alcuni accostamenti tra timbro strumentale e pasta vocale, conferisce all’album un’interessante essenzialità sonora. La voce di Mattarozzi, plasmata dalla lezione delle grandi interpreti americane e filtrata da una sensibilità personale, si muove con controllo, misura e adesione al testo musicale, proponendo un fraseggio limpido, una dizione sorvegliata e una partecipazione emotiva che resta sempre composta.

In quest’ottica, l’album – dedicato significativamente a Teo Ciavarella, musicista prematuramente scomparso che ha affiancato Mattarozzi nel brano di apertura – appare come un omaggio alla tradizione jazzistica, ma anche come un tentativo di rileggerla attraverso una forma raccolta, quasi confidenziale, nella quale ogni brano assume il carattere di un’autonoma miniatura.

Una prova elegante e personale, in sintesi, capace di coniugare memoria, invenzione e originalità espressiva. (© Gazzetta di Parma)