A Sun That Never Sets
Ralph Alessi, «A Sun That Never Sets», ECM Records 2026, 1 CD.
Con questo album Ralph Alessi conferma la propria personalità di autore tra i più rigorosi e personali del jazz contemporaneo. Il disco, registrato nel febbraio 2025 all’Oktaven Studio di New York, amplia la consueta dimensione del quartetto con l’ingresso del trombonista Joseph Alessi, fratello del titolare e figura legata al mondo classico della New York Philharmonic, introducendo nella compagine strumentale un colore nuovo, più scuro e avvolgente, che dialoga con equilibrio la tromba di Ralph.
Proprio la presenza di questo timbro originale sembra alimentare la musica di una maggiore profondità, come se ogni linea melodica trovasse un’ombra, un contrappeso, una possibilità ulteriore di sviluppo. Le undici composizioni mostrano una scrittura complessa ma feconda, attraversata da sincopi, aperture rubate e improvvisazioni che sembrano nascere da una consolidata affinità interna. Matt Mitchell al pianoforte, John Hébert al contrabbasso e Ches Smith alla batteria e al vibrafono completano un gruppo capace di muoversi al tempo stesso con precisione e libertà.
In brani come “Nothing Is Dead” e “Sweet Spot” prevale un’atmosfera sospesa, quasi cameristica, mentre “Relaxed Misery”, “Duck Face” e “Of Trees” portano in primo piano l’energia ritmica e l’inclinazione più affilata e obliqua della musica di Alessi, evitando comunque la sensazione di mero esercizio virtuosistico. Il contributo di Ches Smith al vibrafono amplia ulteriormente la tavolozza timbrica, aggiungendo brillanti trasparenze che rendono più mobile la struttura armonica, mentre la batteria sostiene i cambi di tempo con naturalezza e lucidità.
Sullo sfondo si avvertono, senza citazioni esplicite, le influenze dichiarate di Ornette Coleman e Igor Stravinsky: da un lato la libertà melodica, dall’altro il controllo formale e la tensione delle architetture. È in questa convivenza tra espressività e costruzione, tra slancio improvvisativo e pensiero compositivo, che il disco trova la propria identità più convincente.
Il risultato è un album meditato e vitale, elegante nella costruzione e mai freddo, in cui la tromba di Alessi conserva quella luminosità piena e fluida che resta il centro espressivo di una musica insieme rigorosa e sperimentale.