Canticum
Canticum
Nuova produzione ideata per ParmaJazz Frontiere Festival 2026 e proposta sabato scorso al folto pubblico presente nella chiesa di San Giovanni Evangelista, “Canticum” – dedicato a San Francesco a ottocento anni dalla morte – è parso un lavoro intenso e pregnante, scritto da Roberto Bonati innestando nella sua densa tessitura musicale una selezione di testi dello stesso San Francesco, di Rainer Maria Rilke e Santa Chiara.
La cornice che ha accolto la nuova composizione – che abbiamo ascoltato in prova generale il giorno precedente il debutto – non ha rappresento un contesto neutro: il riverbero dell’edificio, seppure di complessa gestione per un organico amplificato come quello della ParmaFrontiere Orchestra, ha dilatato la materia musicale trasformando l’ascolto in una sorta di meditazione condivisa.
La partitura di Bonati ha intrecciato il Cantico delle Creature, l’Officium passionis Domini, la Visione dello specchio di Santa Chiara e il Libro d’ore di Rilke, facendo emergere la tensione fra preghiera e speranza da un lato e riflessione sulla sofferenza umana dall’altro. La voce duttile di Angela Malagisi ha restituito gli inserti vocali dando efficace corpo espressivo ai versi cantati, così come gli interventi recitati di Massimiliano Sbarsi hanno aperto significative oasi di riflessione.
La compagine orchestrale ha risposto con bella coesione alla scrittura di Bonati, impegnato anche alla direzione. Riccardo Luppi (flauti e sax) e Gabriele Fava (sax) hanno alternato slanci e rarefazioni; Mario Arcari all’oboe e Marco Ignoti al clarinetto hanno tracciato linee chiare e nitide.
Michael Gassmann (tromba e flicorno) ha apportato un’intensa luminosità, mentre gli archi – Liliana Amadei (violino), Paolo Botti (viola) e Antonio Amadei (violoncello) – hanno disteso una trama mobile su un tessuto strumentale arricchito dalla tuba di Nicolas Cotes Castillo.
La chitarra di Luca Perciballi e il vibrafono di Luca Gusella, infine, hanno dischiuso zone espressive ora screziate ora sospese, mentre Andrea Grossi (contrabbasso) e Roberto Dani (percussioni e batteria) hanno plasmato gli impulsi e scarti ritmici con elegante misura.
Tra densità armonico-timbriche e aperture melodiche morbide e comunicative, “Canticum” si è rivelata una pagina ispirata, luminosa nella sua fisicità simbolica tratteggiata senza compiacimenti, come uno sguardo intimo e trascendete rivolto al confine tra vita reale e mistero. (© Gazzetta di Parma)