Paramount Quartet

Joe Lovano, «Paramount Quartet», ECM Records 2026, 1 CD.

In questo album dedicato al suo Paramount Quartet Joe Lovano sembra voler indicare fin dal nome del progetto non tanto il raggiungimento di una vetta, quanto la percezione di un’ascesa ancora in atto.

Il sassofonista, forte di una carriera imponente ma qui significativamente proiettata in avanti, riunisce attorno a sé Julian Lage alla chitarra, Asante Santi Debriano al basso e Will Calhoun alla batteria, dando forma a un quartetto dalla fisionomia mobile, aperta, attraversata da una rara consapevolezza collettiva.

L’intesa del gruppo nasce da incontri e affinità sedimentate: la sintonia immediata tra Lovano, Debriano e Calhoun, avviata nel 2023 in occasione di una raccolta fondi per Porto Rico, trova nella chitarra di Lage un interlocutore naturale, legato al sassofonista da un rapporto musicale e umano di lunga data. Una famigliarità che alimenta una musica vigile, capace di muoversi con la stessa autorevolezza tra rarefazione cameristica e slancio post-bop.

L’apertura affidata al tratteggio melodico poetico di “First Song” di Charlie Haden stabilisce subito un clima meditativo, di malinconia intensa e controllata. Le composizioni originali di Lovano ampliano poi il campo espressivo: “Amsterdam” lavora su unisoni rubati, “Fanfare For Unity” accende ritmi incalzanti, “The Great Outdoors” alterna scrittura e libertà, mentre “Congregation” distende il discorso in un tempo medio elegante. In questo percorso, il leader moltiplica i colori passando dal tenore al tarogato e al soprano, con una ricerca timbrica mai decorativa.

Particolarmente rilevante è il contributo di Lage, al debutto per l’etichetta di Manfred Eicher, la cui chitarra dialoga con le linee del sassofono con attenzione analitica e naturale fluidità. I suoi assoli, ricchi di armonici e sviluppi verticali rafforzano l’architettura comune. Debriano e Calhoun, dal canto loro, garantiscono profondità ritmica, elasticità e una tensione dinamica che permette ai brani di respirare e di animarsi quando necessario.

La lettura di “Lady Day” di Wayne Shorter conferma la qualità più preziosa di questo disco – registrato nel febbraio 2025 ai La Buissonne Studios di Pernes-les-Fontaines, in Francia – vale a dire la capacità di trasformare il dialogo musicale in esperienza viva e condivisa. (© Gazzetta di Parma)