Louis Sclavis e Benjamin Moussay

Louis Sclavis e Benjamin Moussay

Un’inaugurazione di estrema eleganza quella proposta sabato scorso alla Casa della Musica, prima data del cartellone del ParmaJazz Frontiere Festival 2026 e affidata a un concerto di raro equilibrio espressivo, nel quale Louis Sclavis e Benjamin Moussay hanno presentato “Unfolding”, album pubblicato nel 2024 per l’etichetta ECM.

Dopo i saluti di Roberto Bonati, direttore artistico della rassegna, il dialogo tra i clarinetti di Sclavis e il pianoforte di Moussay ha tratteggiato un clima raccolto e cameristico, confermando una sintonia maturata negli anni da parte dei due artisti e già documentata da diverse registrazioni per la casa discografica di Manferd Eicher. Un dialogo sorvegliato, quello emerso brano dopo brano, nel quale ogni gesto interpretativo sembrava generato dal precedente con naturale consequenzialità.

Sclavis – classe 1954 – privilegia sempre più spesso il clarinetto basso rispetto al più comune strumento soprano, offrendo un eloquio vigile, al tempo stesso generoso e asciutto, ricco di trascinanti passaggi tecnico-strumentali ma privo di qualsiasi compiacimento virtuosistico. La sua voce strumentale ha tratteggiato il suono sul confine fra liricità e tensione, lasciando emergere rimandi espressivi dal segno intenso ma mai enfatico.

Dal canto suo, Moussay – nato a Strasburgo nel 1973 – ha assecondato il clarinettista con significativo aplomb, fatto di accordi disposti con sobrietà, pause eloquenti e una sensibilità armonica capace di ampliare lo spazio sonoro senza invaderlo. La struttura dei brani è parsa così ben percepibile, senza peraltro limitare la feconda dimensione improvvisativa.

Brani quali, tra gli altri, “Somebody Leaves” o “L’étendue” del clarinettista di Lione, o ancora “Siete Lagunas” o lo stesso “Unfolding” che titola l’album, composti da Moussay, hanno trovato dal vivo una compattezza espressiva decisamente coinvolgente. I differenti temi melodici di base si sono ampliati in improvvisazioni calde ma controllate, più inclini all’interazione che al contrasto.

Ne è derivata una mappa sonora densa e levigata al tempo stesso, nella quale le atmosfere sospese e i paesaggi più vividi evocati dai due musicisti parevano indagare una più stratificata sedimentazione sonora. In questo senso, anche i momenti più dinamici ed estemporanei sono emersi in un disegno complessivo segnato da raffinata coerenza.

Un dato confermato anche dall’entusiasmo dell’attento pubblico presente, i cui generosi applausi sono stati ricambiati a fine concerto con un bis da parte di Sclavis e Moussay. (© Gazzetta di Parma)