AI come ansIA
Sonia Montegiove, «AI come ansIA», Apogeo 2026.
A volte ciò che si presenta come una grande opportunità può nascondere qualche insidia se non viene approcciato con la giusta consapevolezza. Da questo presupposto Sonia Montegiove – giornalista specializzata nei temi dell’innovazione digitale – sembra partire per definire l’impianto di questo libro, che si presenta come uno strumento per riconoscere opportunità e rischi legati all’uso dell’Intelligenza Artificiale, pensato soprattutto per accompagnare le nuove generazioni nella scoperta di un mondo in rapida evoluzione.
Attraverso la metafora dell’AI come un potente farmaco da banco, l’autrice ne spiega il “bugiardino” chiarendo benefici (facilita lo studio, il lavoro e la creatività), indicazioni terapeutiche (quando e come introdurlo nelle attività quotidiane) e controindicazioni (dal calo dell’attività cerebrale ormai documentato, fino ai pericoli emotivi delle relazioni digitali simulate).
L’obiettivo del volume è dunque aiutarci a “smascherare il sistema” per capire come funziona l’AI e integrarla nella vita quotidiana, perché la consapevolezza si costruisce con la conoscenza. Inoltre, come annota Montegiove nell’Introduzione, «l’ansia dovrebbe semplicemente aiutarci a trovare le energie per evitare che l’Intelligenza Artificiale, anziché aiutarci a studiare meglio, lavorare in modo più veloce ed efficace, produrre testi, immagini e video più interessanti e ben fatti, ci renda più vulnerabili, manovrabili, ignoranti, quindi meno liberi di pensare, essere, decidere, vivere».
Obiettivi che accomunano giovani e meno giovani nell’impiego di un’AI, come chiosa Chiara Lalli nella Prefazione, che dobbiamo imparare ad usare «come succede per qualsiasi strumento. E dovremmo imparare una cosa che sembra appartenere al secolo scorso: essere adulti». (© Gazzetta di Parma)