Antimacchine
Valentina Tanni «Antimacchine», Einaudi 2025.
Immersi in un mondo di computer e smartphone, web e social media, assediati dall’Intelligenza Artificiale, come possiamo oggi “mancare di rispetto alla tecnologia”?
Ce lo spiega Valentina Tanni – storica dell’arte, curatrice e docente di Digital Media Culture presso il dipartimento di Communication and Media Studies della John Cabot University di Roma – in questo interessante saggio.
All’invadenza di una tecnologia che ci sottrae tempo, attenzione, identità e dati personali corrisponde la natura dei dispositivi che utilizziamo, sovente progettati per influenzare i nostri comportamenti e trarre profitto dalle nostre attività online (e offline).
Ogni nuova innovazione tecnologica viene presentata attraverso una narrazione nutrita di promesse e speranze, una cornice ideologica che la trasforma in un dogma che chiede (pretende) un’adesione totale.
Il parallelo tra tecnologia e religione non è certo recente ma, se in passato si trattava di una fiducia entusiastica nel progresso, oggi questa fede assume connotati oscuri e polarizzanti, in cui la tecnologia è vista come fonte di salvezza o come potenziale distruttrice, portando le persone ad accettarla acriticamente o a rifiutarla integralmente.
In questo contesto, una terza via si può trovare in un uso personale e creativo della tecnologia, disobbedendo alle regole predefinite ed esplorando il territorio dell’imprevisto, dell’inappropriato e dell’errore. L’autrice in queste pagine analizza il lavoro di artisti, hacker, attivisti e semplici utenti che hanno scelto di ignorare le istruzioni convenzionali, utilizzando la tecnologia, il digitale e la rete in modi inattesi.
In un contesto in cui credere nella tecnologia è diventato un dogma, rifiutare la macchina come oracolo si configura quindi come un’utile eresia. (© Gazzetta di Parma)