Pythagòras
Francesco Miniaci – Falaut Flute Orchestra, «Pythagòras», Dodicilune 2026, 1 CD.
Con questo album titolato “Pythagòras” e pubblicato dall’etichetta discografia Dodicilune, Francesco Miniaci propone un lavoro che si colloca in una zona di confine fra scrittura musicale “classica”, sensibilità jazzistica e immaginazione cameristica.
Il pianista e compositore calabrese firma tutti brani che compongono una sorta di suite in quattro tempi per pianoforte solista, flauto solista e orchestra di flauti, coinvolgendo la Falaut Flute Orchestra diretta da Paolo Totti in uno scambio dialogico e strutturale. La presenza di Roberta Ferraro al flauto solista contribuisce a definire una linea espressiva chiara, capace di contribuire con coerenza all’equilibrio complessivo del discorso intessuto con il pianoforte dello stesso Miniaci.
Il progetto nasce da un’idea ambiziosa: mettere in relazione l’ordine matematico evocato dal titolo con una dimensione poetica e narrativa del suono. Miniaci evita tanto la semplice contaminazione quanto l’effetto illustrativo, costruendo invece una partitura in cui il pianoforte agisce come fulcro armonico e ritmico, ma anche come voce interna all’organismo orchestrale.
Il linguaggio jazzistico non compare come genere riconoscibile in modo convenzionale ma si manifesta piuttosto nell’uso della libertà formale, nelle armonie estese e in una certa mobilità del tempo musicale.
La scelta di un’orchestra composta esclusivamente da flauti offre al disco una fisionomia timbrica inusuale e immediatamente riconoscibile. Le masse sonore risultano luminose, talvolta rarefatte – vedi il II Tempo, per esempio – ma non prive di densità: nei passaggi più compatti l’ensemble assume un respiro quasi sinfonico, mentre nelle sezioni più trasparenti prevale una qualità di matrice impressionistica.
La scrittura procede per quadri, alternando episodi lirici, accenti ritmici spezzati e suggestioni folk che sembrano guardare ora all’Europa ora a un Oriente filtrato più dalla memoria che dalla citazione diretta.
Un disco la cui caratteristica principale appare nutrita da una vena comunicativa diretta e immediata, che scioglie la complessità dell’impianto compositivo di base in un discorso musicale elegante, tratteggiato con gusto personale e animato grazie ad un paesaggio timbrico e sonoro significativamente originale. (© Gazzetta di Parma)