Feebles, Fables and Ferns

Mick Goodrick e Fred Hersch, «Feebles, Fables and Ferns», ECM Records 2026, 1 CD.

Registrato nell’agosto del 1988 nello studio newyorkese di Fred Hersch, questo album non rappresenta solo un prezioso recupero d’archivio, ma restituisce la testimonianza vivida di un incontro artistico che conserva intatto il proprio fascino a quasi quarant’anni dalla realizzazione. Il disco vede protagonisti il pianista e compositore americano e il chitarrista Mick Goodrick, riuniti in una dimensione raccolta, nella quale l’improvvisazione nasce da un profondo ascolto reciproco.

Il risultato è una musica essenziale, priva di ostentazioni, capace di trasformare il dialogo tra pianoforte e chitarra in un’alchimia continua e ricca di sfumature, silenzi e inattese aperture melodiche. Il brano eponimo, già apparso nell’album “In Pas(s)ing” – pubblicato da Goodrick per ECM nel 1979 – mostra con particolare chiarezza la qualità dell’intesa: le linee dei due strumenti si rincorrono e si completano con una spontaneità e una confidenza dal segno cameristico.

Altrettanto riuscita è “Heartsong”, tra le oasi più liriche dei sette brani qui raccolti, il cui tema passa con naturalezza da uno strumento all’altro. La natura maggiormente improvvisativa custodita in “Five Excursions” conferma inoltre la capacità dei due musicisti di mantenere equilibrio e coerenza anche nei momenti più estemporanei.

Le riletture come quella di “Falling Grace” di Steve Swallow – assieme a “Out of Nowhere” di Grant Green e “Soul Eyes” di Mal Waldron – non appaiono semplici omaggi, ma occasioni per esplorare dall’interno materiali armonici familiari. Un valore particolare di questo album è rappresentato dalla presenza di Goodrick, figura decisiva della chitarra jazz a oggi forse non pienamente valorizzata.

Il suo fraseggio discreto, inventivo e mai compiaciuto rende evidente l’influenza esercitata su generazioni di musicisti, da Pat Metheny a Julian Lage. Hersch, all’epoca già pienamente riconoscibile nella sensibilità armonica e nel controllo del tocco, rappresenta per il chitarrista un interlocutore di rara affinità.

Riportando alla luce questa registrazione, l’etichetta di Manfred Eicher restituisce dunque un’opera compiuta, intima e vitale, capace di illuminare una stagione importante del jazz contemporaneo. (© Gazzetta di Parma)