Natalia Rogantini e Anders Jormin

Natalia Rogantini e Anders Jormin

Domenica, in un inusuale ma significativo contesto come quello rappresentato dalla Chiesa di San Vitale, il ParmaJazz Frontiere Festival ha rinnovato il suo omaggio a Caterina Dallara – appassionata mecenate e figura di riferimento per il Festival, prematuramente scomparsa – con un intenso concerto affidato all’inedito duo formato dal contrabbasso di Anders Jormin e dalla voce di Natalia Rogantini.

L’appuntamento ha trovato nella dimensione del dialogo a due una misura densa, capace di officiare una sorta di rito insieme laico e spirituale, costruito sull’ascolto reciproco e sul suono riverberato dai volumi architettonici della struttura barocca.

Jormin, da tempo impegnato a coltivare una scrittura che unisce stile compositivo nordico, libertà improvvisativa e senso del testo, ha modellato il suono del contrabbasso con asciutto ma pregnante controllo. Ogni sua nota pareva nascere da una necessità interiore, ora grazie all’impiego dell’arco – usato con parsimonia per disegnare linee gravi e luminose – ora attraverso un pizzicato che apriva spazi ritmico-armonici sbalzati con sapiente misura, nei quali la voce di Rogantini poteva muoversi con delicata naturalezza.

Il programma si è sviluppato come una sorta di ideale itinerario poetico, tratteggiato attorno ai concetti di natura, amore, fede e mistero dell’esistenza. La scrittura originale di Jormin, attraversata dalla suggestione del latino antico, ha dialogato con testi di epoche e provenienze diverse, dal Giappone a Shakespeare a Petrarca, fino ad Antonia Pozzi.

In brani come, per esempio, “Hic et nunc” e “Quibus” – tratti da “Ad Lucem”, terzo album dell’artista svedese pubblicato per l’etichetta ECM nel 2013 – la lingua latina è apparsa come materia sonora duttile, capace di evocare una distanza arcaica e insieme un’urgenza immanente. La voce di Rogantini – che a Jormin ha dedicato la sua testi di laurea – ne ha restituito il respiro con chiarezza di dizione e misura timbrica, facendo emergere il carattere meditativo delle composizioni.

In questo quadro, di particolare intensità si è rivelato lo spazio dedicato alla poesia di Antonia Pozzi, con brani come “Salire” e “Morte delle stelle”, musicati dalla stessa Rogantini, che hanno evocato uno spazio espressivo sviluppato su una verticalità interiore, una tensione verso la purezza che il contrabbasso ha sostenuto con interventi essenziali e risonanze profonde.

Una delicata interpretazione di “Memory” – brano tratto dal musical “Cats” di Andrew Lloyd Webber – proposta come bis ha infine chiuso la serata tra gli applausi del pubblico. (© Gazzetta di Parma)