Dialogue

Jacopo Fagioli, «Dialogue», Aut Records 2025, 1 CD.

Pubblicato nello scorso mese di novembre, questo disco del trombettista Jacopo Fagioli conferma un talento vivace e interessante, nutrito da una personalità fresca e originale.

Vincitore del premio come Nuovo Talento nell’ultima edizione del referendum annuale Top Jazz della rivista Musica Jazz, il trombettista nato a Prato nel 1997, dopo l’esordio discografico rappresentato dall’album “Bilico” (AMP Records 2022) realizzato in duo con il pianista Nico Tangherlini, ha declinato questo ultimo lavoro nella dimensione di un quartetto che comprende musicisti quali Davide Strangio alla chitarra, Amedeo Verniani al contrabbasso e Mattia Galeotti alla batteria.

Autore di tutti i sette brani qui raccolti, Fagioli spazia tra orizzonti improvvisativi più dinamici e oasi di dilatata riflessività, miscelando un accurato gusto per un suono ora più teso e affilato ora più morbido e comunicativo a tratteggi di estemporanea e plurale creatività.

L’album si apre con “avoid thoughts of power and domination”, brano che incarna bene lo spirito del titolo attraverso un approccio dialogico tratteggiato lungo una sequenza di rapidi scambi tra frammenti tematici e momenti improvvisativi.

Un dato, questo, che viene ulteriormente valorizzato dall’impiego del trombino, strumento che conferisce alla melodia una qualità timbrica più tagliente e penetrante.

I caratteri compositivi racchiusi nel brano di apertura si ritrovano poi anche nelle composizioni successive, generate attraverso uno sguardo musicale che, pur mantenendo la forza improvvisativa e la ricchezza armonica proprie del jazz, pare espandere i propri orizzonti sonori lasciandosi influenzare da tradizioni musicali le più differenti.

La struttura ritmica del brano “dome”, per esempio, si ispira alla musica Carnatica dell’India meridionale, presentando un’isoritmia che nasce dall’interazione di due distinti motivi ritmico-melodici che si muovono in maniera indipendente. In “multicultural heritage”, invece, sia la melodia sia il passo ritmico richiamano il carattere ipnotico tipico della musica Gnawa proveniente dal Marocco, mentre il brano “from Bach’s minuet in G” si rifà agli stilemi del periodo Barocco.

Una miscela di fonti che trova uno dei risultati più convincenti in “aaa aaa”, omaggio all’omonima opera realizzata nel 1978 dall’artista serba naturalizzata statunitense Marina Abramović. (© Gazzetta di Parma)