Un tempo infinito
Gianpaolo Venditti Trio, «Un tempo infinito», Dodicilune 2026, 1 CD.
Seconda prova discografica realizzata per l’etichetta Dodicilune da parte del trio capitanato da Gianpaolo Venditti, questo recente album uscito a fine gennaio offre un brillante campionario della fantasia compositiva del pianista, compositore e arrangiatore laziale.
Rinnovando l’affinità espressa nel precedente disco titolato “Giarlo” e pubblicato nel 2023, la formazione composta dallo stesso Venditti al piano e organo moog, Mario Mazzenga al contrabbasso e Alessandro Blasi alla batteria propone in questo nuovo lavoro nove brani dalle caratteristiche decisamente varie e diversificate.
Un percorso sonoro capace di passare da rimandi post-bop a tratteggi dal gusto più nordico, da impianti dalla cadenza ritmico-armonica reiterata ad aperture illuminate da una distesa vena melodico-lirica. Un vero e proprio viaggio ideale, nel quale i tre musicisti tracciano un percorso nel quale emerge l’anima variegata ed eclettica espressa dal segno compositivo del titolare della formazione.
Quale unica eccezione nella raccolta di composizioni originali firmate dallo stesso Venditti, troviamo il brano “Body and Soul”, classico standard jazz apparso originariamente nel 1930 con musica di Johnny Green e testo di Edward Heyman, Robert Sour e Frank Eyton.
Un dialogo, quello offerto da questo trio, arricchito dalla presenza della tromba di Giovanni Amato – nei brani “They Can Take Everything Away From Me But Not My Brolly” e “Pezzotto” – e dei sax di Filiberto Palermini, impegnato sempre in “Pezzotto” e nella precedente “La Vecchia Soffitta”.
Come annota lo stesso Gianpaolo Venditti, questo disco «nasce dal desiderio di fondere generi e sonorità a me cari – apparentemente distanti tra loro – in uno stile personale e riconoscibile, attraverso la sperimentazione di armonie e ritmiche inusuali, o di strumenti e timbri per me nuovi e inconsueti. Tutto il lavoro mantiene un delicato equilibrio tra scrittura e improvvisazione, tra intenso lirismo e atmosfere rarefatte, grazie ad una meticolosa attenzione al dialogo collettivo e al suono comune del gruppo. Il titolo, non casuale, rende omaggio al lungo e intenso lavoro necessario al raggiungimento del risultato racchiuso in questo disco ma richiama anche un pensiero più profondo: la ricerca da parte dell’uomo di frammenti di eternità nel flusso inesorabile del tempo che scorre». (© Gazzetta di Parma)