Dream Archives
Craig Taborn, Tomeka Reid, Ches Smith, «Dream Archives», ECM Records 2026, 1 CD.
L’esordio discografico del trio formato da Craig Taborn (pianoforte, tastiere ed elettronica), Tomeka Reid (violoncello) e Ches Smith (batteria, vibrafono, percussioni ed elettronica) restituisce in questo recente lavoro un panorama musicale plasmato tramite raffinati intarsi timbrici, distribuiti attraverso un passo espressivo denso e riflessivo. Queste sono le prime impressioni scaturite dall’ascolto delle sei composizioni raccolte in questo “archivio dei sogni”, una sorta di stringente e pregnante catalogo di rimandi stilistici ricercati, ricreati grazie alle differenti prospettive testimoniate dalle variegate personalità che animano l’approccio dei tre musicisti.
Il disco, che propone quattro brani originali di Taborn oltre a “When Kabuya Dances” di Geri Allen e “Mumbo Jumbo” di Paul Motian, mette in luce la profonda sintonia tra i tre musicisti, capaci di attraversare con spontanea naturalezza mondi sonori differenti, passando dal jazz classico alle suggestioni della musica da camera contemporanea, fino a incursioni nell’elettronica, il tutto in modo linearmente fluido e senza soluzione di continuità.
Una significativa – e a tratti anche sorprendente – flessibilità musicale che permette al gruppo di mutare registro e atmosfera con rodata agilità, restituendo ogni traccia in modo originale. Taborn, che ha concepito questo ensemble pensando proprio alle personalità versatili degli altri musicisti coinvolti, guida il trio attraverso improvvisazioni e paesaggi sonori stratificati, dove si alternano momenti di lirismo intenso e tratteggi più sperimentali.
Caratteri, questi, che emergono in maniera significativa nelle creazioni dal segno compositivo più articolato come, per esempio, in “Coordinates for the Absent” che apre l’album, oppure nel brano eponimo. In questo panorama, Tomeka Reid al violoncello si muove tra linee melodiche e basso pizzicato, in costante rimando creativo con le percussioni ricercate e ricche di sfumature di Ches Smith, mentre la tastiera di Taborn tratteggia trame che rimandando a un costante dialogo tra passato e presente del linguaggio jazzistico.
Taborn, oltre a confermarsi tra i più interessanti interpreti attuali del pianismo jazz, ribadisce in questo lavoro la sua caratura di artista innovativo, aggiungendo un tassello importante alla sua già nutrita e apprezzata produzione discografica. (© Gazzetta di Parma)