Echoes from Home

Clarissa Colucci, «Echoes from Home», Wow Records 2026, 1 CD.

Con questo suo primo album da titolare, Clarissa Colucci – cantante e compositrice pugliese che ha studiato, tra l’altro, anche al Conservatorio “Boito” di Parma diplomandosi nel 2024 in Composizione Jazz sotto la guida di Roberto Bonati – disegna una traiettoria che pare puntare su un linguaggio personale costruito con attenzione, ascolto e curiosità.

Pubblicato da Wow Records e disponibile in formato fisico e digitale dallo scorso gennaio, l’album raccoglie sei composizioni originali e una interessante rilettura di “Send in the Clowns”, canzone del compositore e drammaturgo statunitense Stephen Sondheim tratta dal musical del 1973 “A Little Night Music”, poi divenuta un vero e proprio standard ripreso da interpreti quali Judy Collins, Sarah Vaughan, Frank Sinatra e tanti altri.

La scrittura dei questa musicista utilizza il linguaggio jazzistico contemporaneo come strumento d’esplorazione, dove melodie e armonie emergono con significativa personalità, mentre la ricerca timbrica collettiva prevale sulla matrice solistica. La voce dal segno misurato della Colucci tratteggia con consapevolezza i disegni tematici che caratterizzano i diversi brani, dialogando con palese affinità con i musicisti chiamati a condividere questo percorso, vale a dire Matteo Serra (clarinetto), Canio Coscia (sax tenore), Lorenzo Mazzocchetti (pianoforte), Sergio Mariotti (contrabbasso) e Federico Negri (batteria).

Tra i momenti più significativi possiamo trovare “Fig Tree”, brano che apre l’album con un clima raccolto e rarefatto, seguito da “Along The Way”, composizione che si sviluppa attraverso un passo riflessivo, alimentato da un disegno vocale e armonico morbido e sofisticato, in un certo qual modo “classicamente jazzy”. Il brano “Odysseus” si snoda su un sentiero aperto da spunti improvvisativi tra timbri dei fiati e interventi vocali, per poi proseguire in una direzione più lineare tracciata da pianoforte e sezione ritmica.

“Stay There” si propone con un andamento sinuosamente ritmato e vagamente swing mentre “Soli’cheat’ous” chiude l’album ritornando ad alternare un respiro più riflessivo e disteso con scarti ritmici più decisi – e a tratti scopertamente blues – confermando Clarissa Colucci come una musicista capace di rileggere il linguaggio jazzistico con fantasia personale e indole comunicativa. (© Gazzetta di Parma)