While I Was Away

Julia Hülsmann Octet, «While I Was Away», ECM Records 2026, 1 CD.

Registrato nel settembre del 2023 presso Hansa Studio a Berlino e uscito nello scorso gennaio, questo nuovo album di Julia Hülsmann segna un ulteriore capitolo nella discografia della pianista e compositrice tedesca per l’etichetta ECM, dopo le esperienze in quartetto da “Not Far From Here” (2019) a “Under The Surface” (2025).

Il passaggio all’ottetto – con, oltre alla Hülsmann al piano, le voci di Aline Frazão, Live Maria Roggen e Michael Schiefel, Héloïse Lefebvre al violino, Susanne Paul al violoncello, Eva Kruse al contrabbasso ed Eva Klesse alla batteria – non è un semplice ampliamento d’organico, ma una ridefinizione del suo immaginario sonoro. Un dato strumentale nel quale coabitano un impianto idealmente cameristico e un ensemble più scopertamente jazzistico, arricchiti dal dato vocale.

Anche in questa dimensione emerge il tratto più riconoscibile della pianista, rappresentato da una cura della melodia capace di dare immediatezza alle forme compositive, anche quando la tessitura timbrico-sonora si fa più densa e cangiante.

Già il brano d’apertura, “Coisário De Imagens” di Rosanna Tavares e Zélia Fonseca, chiarisce l’ampiezza delle coordinate espressive che attraversano l’album nel suo complesso, con un passo ritmico connotato che sostiene con bella affinità il tratteggio solistico-vocale di Aline Frazão, la quale ritorna anche in “Hora Azul”, composizione della Hülsmann per la quale la cantante aggiunge un testo in portoghese, rivelando come le diverse provenienze culturali di questo ensemble siano parte integrante dell’architettura dell’intero lavoro.

Sul versante scandinavo, Live Maria Roggen firma “Felicia’s Song” e “Moonfish Dance”, dove archi e pianoforte si intrecciano in un dialogo partecipato, sospeso tra rigore cameristico e segno improvvisativo. In “Tic Toc” il gioco musicale pare ammiccare a un ambito quasi rappresentativo se non esplicitamente teatrale, così come la precedente “Up, Up, Up, Up, Up, Up” di Ani DiFranco, o ancora “You Come Back”, brano quest’ultimo nel quale emerge il segno narrativo di Michael Schiefel.

Tra le composizioni più significative di questo lavoro, troviamo infine “Sleep” nel quale, tra i rimandi ai versi di Emily Dickinson affidati a Aline Frazão, il solo di contrabbasso di Eva Kruse apre un’oasi espressiva rarefatta che sfocia in una ispirato dialogo collettivo misurato e pregnante. (© Gazzetta di Parma)