Folk Traffic

Pietro Paris, «Folk Traffic», Encore Records 2025, 1 CD.

In questo suo recente lavoro discografico Pietro Paris – classe 1984, contrabbassista e compositore originario di Perugia – raccoglie otto brani che miscelano atmosfere differenti, in una sorta di sottinteso giuoco di rimandi stilistici ed espressivi che compongono una interessante tavolozza musicale, sempre varia e coerente al tempo stesso.

Un carattere che viene nutrito nelle differenti declinazioni dall’interazione fluida costruita attraverso i dialoghi tra il contrabbasso dello stesso Paris e i musicisti che lo affiancano: Francesco Panconesi (sassofono tenore), Ruggero Fornari (chitarra) e Andrea Beninati (batteria e violoncello).

Fin dalle iniziali “Your, winter” e “Hanging, tense” si può entrare in quel caleidoscopio di colori timbrico-strumentali che animano i brani raccolti in questo album, tutti firmati dallo stesso Paris sviluppando una vena compositiva disegnata attraverso campiture dialogiche di ampio respiro.

Dimensioni musicali nelle quali la rincorsa tra gli interventi – ora contrapposti ora intrecciati – dei diversi strumenti assume conformazioni più distese e dilatate – un significativo esempio, in questo senso, lo possiamo trovare in “Blue, rust” – oppure più serrate e dense, come in “As, we”, dove l’incedere ritmico asciutto e incalzante guida l’intero percorso tra i reiterati inserti degli armonici di chitarra.

Un susseguirsi di atmosfere diverse che trova tra l’altro nei dialoghi tra sax e violoncello di “Close, stranger” forse uno degli esempi più efficaci della visione espressiva che attraversa, in generale, l’intero lavoro, nutrita di rimandi anche extramusicali che lo stesso Paris descrive in questo modo: «Negli ultimi tempi ho cominciato a vedere rappresentati nella mia mente tutti i miei incontri, virtuali o reali che fossero, come una fiumana sconfinata: un peregrinare vorticoso di genti che si allontanano o si avvicinano, da direzioni e tempi sempre in mutamento, che lasciano qualcosa o che qualche cosa portano via. Questa musica cerca di parlare di questo. Di esseri umani che cercano di raccontarsi e che cercano di comprendersi, qualche volta mescolandosi fino a confondersi, al di là dei limiti naturali imposti dal nostro essere, dal dove essere e dal quando essere». (© Gazzetta di Parma)