I Feel Blue
Lucio Perotti, «I Feel Blue», Dodicilune 2025, 1 CD.
Lucio Perotti ha un tocco pianistico dalla sonorità decisa e, al tempo stesso, attenta alle dinamiche, un carattere che gli permette di valorizzare attraverso la personale lettura proposta in questo disco in “solo” un repertorio che spazia da George Gershwin, Dave Brubeck e Lennie Tristano, rileggendo questa copiosa miscela tra swing e jazz sviluppatasi dalla prima alla seconda metà del Novecento statunitense – o newyorkese, se vogliamo – anche attraverso rimandi alla tradizione classica europea.
Un percorso che attinge direttamente alla fantasia compositiva del titolare, oltre agli ultimi tre brani dell’album, nell’ordine “Lennie’s Pennies” – di Lennie Tristano, appunto – “Who can I turn to”, brano firmato nel 1964 dai britannici Leslie Bricusse (musica) e Anthony Newley (testo) – portato al successo dall’interpretazione di Tony Bennett e qui reinterpretato a partire dall’arrangiamento di Bill Evans – e la celebre “ATTYA – All the things you are” di Jerome Kern.
Nei “Tre ludi after Gershwin” che aprono il disco, Perotti – docente al Conservatorio di Perugia e musicista dagli ampi interessi che toccano la musica classica, jazz e contemporanea – alimenta la sua vena creativa mescolando il materiale originario dei tre preludi di George Gershwin – a loro volta nutriti dalle pagine più celebri del compositore di Brooklyn – con riferimenti i più differenti, che spaziano da certe atmosfere mozartiane ai celeberrimi scarti ritmici di “Take Five” – brano di Paul Desmond, sassofonista del Dave Brubeck Quartet – fino a evocare l’“Inno alla gioia”, tema emblematico del quarto movimento della Nona sinfonia di Beethoven.
Ma i riferimenti a diverse fonti d’ispirazione emergono anche in composizioni originali quali il brano eponimo – una lunga peregrinazione pianistica tra post-minimalismo e variegata improvvisazione – “Blue Toccata à la turk”, dove è sempre Brubeck ad assumere il ruolo di punto di riferimento attraverso la sua “Blue Rondo à la Turk”, per arrivare a “De Sidera”, composizione che coniuga matrici jazzistiche e stile fugato dal sapore bachiano.
Un disco dal segno personale e piacevole all’ascolto questo primo lavoro solistico di Lucio Perotti, il quale sottolinea come questo disco raccolga «anni di esperienza sui palchi e tanti ruoli diversi tra musica classica, contemporanea e jazz. Rappresenta la naturale maturazione di tutto il mio percorso». (© Gazzetta di Parma)