Miles Davis e John Coltrane
Miles Davis e John Coltrane. Due giganti nati nel 1926.
In questo 2026 ricorre il centenario della nascita di due giganti del jazz quali Miles Davis e John Coltrane. Una coincidenza scaturita nel cuore di un periodo storico particolarmente significativo per la musica di matrice afroamericana se pensiamo, per esempio, che nel 1926 venivano realizzate, tra l’altro, due registrazioni importanti nella discografica jazzistica come “Sidewalk Blues” – incisa da Jelly Roll Morton con i Red Hot Peppers per l’etichetta Victor – ed “Heebie Jeebies”, brano registrato da Louis Armstrong con i suoi Hot Five per l’etichetta Okeh ed emblema dell’innovazione del canto “scat”.
Ma quegli anni erano ricchi di fermenti che coinvolgevano pure altre parti del mondo e altri linguaggi artistici: sul primo versante – e pensando a casa nostra – possiamo ricordare che nel 1926 nascevano anche due importanti musicisti jazz italiani quali il pianista Renato Sellani (scomparso nel 2014) e il chitarrista Franco Cerri (scomparso nel 2021). In merito agli altri linguaggi artistici, basti ricordare che nell’anno successivo, il 1927, viene realizzato “The Jazz Singer” – diretto da Alan Crosland con protagonista il cantante, attore e compositore russo-statunitense Al Jolson – primo film sonoro della storia del cinema.
Ma torniamo a Davis e Coltrane, due musicisti capaci di influenzare profondamente il linguaggio jazzistico e, in generale, la musica del secondo Novecento. Miles Davis nacque il 26 maggio 1926 ad Alton, Illinois, mentre John Coltrane vide la luce il 23 settembre dello stesso anno a Hamlet, North Carolina. Pur emergendo nel corso delle loro carriere come due personalità autonome, i loro percorsi si sono intrecciati in modo significativo, soprattutto a partire dagli anni Cinquanta, quando entrambi contribuirono a rivoluzionare il linguaggio jazzistico.
Miles Davis amava ripetere: «non suonare tutte le note, lascia che alcune siano silenzio» (“Miles. The Autobiography”, con Quincy Troupe, Simon & Schuster, 1989), un approccio che si ritrova nell’album “Kind of Blue” del 1959, considerato uno dei capolavori assoluti del jazz, in cui la collaborazione con Coltrane si rivela essenziale. Davis era costantemente alla ricerca di nuove sonorità, tanto da cambiare spesso i membri del suo gruppo attraversando nel contempo diversi periodi stilistici, dal bebop al cool jazz, fino alla svolta jazz-rock.
In questo percorso si colloca anche la collaborazione tra Davis e Coltrane, nell’ambito della quale emergevano anche punti di vista differenti: Studs Terkel nel suo libro “I giganti del jazz” ricorda a proposito di Coltrane come «il suo attacco di note a raffica e la lunghezza dell’assolo fecero dire a Davis “non c’è bisogno che suoni tutto quanto”».
Ancora, come annota Ashley Kahn nel suo volume “A love Supreme. Storia del capolavoro di John Coltrane” (Il Saggiatore 2019): «La smania bruciante di perfezionare le rispettive tecniche ebbe la meglio sulle differenze di personalità. Coltrane studiava interi libri di esercizi; Miles scriveva sequenze di accordi sulle bustine dei fiammiferi […]. All’interno della coppia si sviluppò un rapporto simile a quello tra un allievo e il suo maestro».

Coltrane, da parte sua, era animato da una ricerca spirituale che si rifletteva nella sua musica. Dopo un periodo difficile segnato dalla dipendenza da eroina e alcol, il sassofonista trovò nella pratica religiosa e nella meditazione una nuova fonte di ispirazione. «la musica è la mia vita, e la mia vita è la musica» (Lewis Porter , “John Coltrane. His Life and Music”, University of Michigan Press 1998). Proprio il suo album “A Love Supreme” del 1965 rappresenta il manifesto di questa rinascita, un’opera che unisce tecnica virtuosistica e profondità emotiva.
Se Coltrane se n’è andato nel luglio 1967 all’età di soli 40 anni, Davis – scomparso nel 1991 – «è stato un uomo che ha attraversato molti periodi diversi e ha inventato molte cose diverse», per usare le parole di Paolo Fresu (Auditorium 2007). In questa prospettiva, un’altra pietra miliare della produzione discografica del trombettista la possiamo rintracciare nell’album “Bitches Brew”, «riconosciuto fin dalla sua prima apparizione [1970, n.d.r.] come un momento tra i più importanti nella carriera di Miles Davis, ma anche come un episodio singolare e alto della musica contemporanea, in generale […]» (Enrico Merlin, Veniero Rizzardi, “Bitches Brew. Genesi del capolavoro di Miles Davis”, Il Saggiatore 2009).
Alla fine, le figure di Miles Davis e John Coltrane – così diverse e, al tempo stesso, così pregnanti e connesse – restano un esempio luminoso di come, a cento anni dalla nascita, la loro voce sia ancora viva e vibrante nella memoria e nel cuore di chi ama il jazz e la musica del nostro tempo. (© Gazzetta di Parma)