Trio Osaki

Mauro Ottolini, «Trio Osaki», Azzurra Music, 2026, 1 CD.

Comincia con “O Diabo e a Água Benta” – brano firmato da Thomas Sinigaglia che propone una vivace rincorsa tra fisarmonica, trombone e chitarra – il recente disco di Mauro Ottolini pubblicato da Azzurra Music. Con questo “Trio Osaki”, Ottolini conferma la propria personale presenza nel jazz italiano attuale, tratteggiata grazie alla rara capacità di tenere insieme rigore progettuale, fantasia timbrica e innato – e giocoso – spirito di ricerca.

Accanto a lui, lo stesso Thomas Sinigaglia alla fisarmonica e Marco Bianchi alla chitarra classica compongono un organico inconsueto, il cui equilibrio si fonda proprio sulla differenza dei registri e delle provenienze sonore. Il risultato è un disco che, con i suoi undici brani, non insegue l’effetto di un’originalità a tutti i costi, ma propone un linguaggio vivace e coerente, in cui la varietà delle fonti si traduce in una forma espressiva immediata e riconoscibile.

Una delle cifre più convincenti del lavoro la possiamo individuare nella naturalezza con cui il trio attraversa materiali eterogenei, miscelando composizioni originali con personali riletture di pagine come “Flor de Lino” – conosciuto brano argentino composto nel 1947 da Héctor Stamponi su testo di Homero Expósito –, “Tango dei Clown” di Nino Rota o ancora “Carovana Negra” di Gorni Kramer. Un panorama stilistico variegato, al quale si aggiungono le variazioni jazzistiche ispirate alla Sonata per corno, tromba e trombone FP33 composta nel 1922 da Francis Poulenc.

In questo panorama, l’uso delle conchiglie – riproposto anche in più occasioni precedenti dal trombonista di Bussolengo – non appare alla stregua di mero espediente decorativo, bensì si presenta quale estensione espressiva del discorso musicale: nelle reinterpretazioni di “And Then She Stopped” di Dizzie Gillespie o “Hommage à Anton Pann” di Nicolas Simion, esso introduce una dimensione arcaica e straniante che amplia il lessico di questo trio.

Un contesto arricchito anche da un impianto interpretativo nel quale emerge la qualità dell’interplay, sostenuto da una registrazione in presa diretta che preserva dinamiche, respiri e ed efficacia del gesto strumentale, restituendo all’ascolto una materia viva, nella quale gli interventi degli ospiti Francesco Bearzatti al clarinetto e Giulio Scaramella al pianoforte si integrano in un dialogo solido, timbricamente e dinamicamente articolato. (© Gazzetta di Parma)