Adesso potete applaudire
Giacomo Baldelli, «Adesso potete applaudire», Arcana 2025, 184 pp.
Nel panorama musicale attuale i confini tra i diversi repertori si fanno sempre più labili e sempre meno definiti, soprattutto se si pensa a quella produzione che definiamo “contemporanea”. In realtà, sappiamo come questo ambito si sia sviluppato nel secondo Novecento a partire da quelle avanguardie che – raccogliendo il testimone delle rivoluzioni rappresentate dalle esperienze dodecafoniche e seriali da un lato e dalle indagini elettroacustiche ed elettroniche dall’altro – si sono impegnate a sviluppare linguaggi sonori diversi e sperimentali. Un processo che si è poi via via intrecciato con approcci altrettanto innovativi che hanno riguardato altri fronti rispetto alla matrice “colta” occidentale, come quelli rappresentati dal jazz o, più in generale, dalla popular music.
In questo quadro, il libro di Giacomo Baldelli – chitarrista di Reggio Emilia residente a New York dal 2014 e attivo anche come divulgatore – prova a raccontare la musica contemporanea – proprio quella di area “colta”, per intenderci – partendo dall’ottica del musicista appassionato, convinto che la percezione di questa musica come “difficile” da parte del pubblico sia dovuta a un fraintendimento di fondo. Come scrive l’autore nel suo Prologo, «ho sempre avuto la sensazione che il problema della musica contemporanea non fossero solo i “suoni strani”. Fosse stato davvero solo quello allora perché i miei amici sono impazziti quando è uscito “KID A” dei Radiohead, mentre mi guardavano male quando proponevo loro “Music for Eighteen Musicians” di Steve Reich? […] Perché “Music for Airports” di Brian Eno è un capolavoro e “Gesang Der Jünglinge” di Karlheinz Stockhausen è incomprensibile? […] Siamo sicuri che non ci sia dell’altro, sotto? Come, per esempio, quintali e quintali di incomprensioni, decenni di pregiudizi e conoscenza approssimativa della materia in oggetto?»
Il lavoro di Baldelli ha il pregio di essere chiaro e diretto, animato da una sincera volontà di condividere l’estrema ricchezza del repertorio musicale trattato, anche grazie a una bella varietà di suggerimenti di ascolto, compilati dallo stesso autore nella seconda parte del volume e da altri “amici” (colleghi musicisti e addetti ai lavori) nella terza, offrendo in questo modo uno sguardo fresco, dinamico e plurale sulle diverse possibili declinazioni di quella musica che chiamiamo, appunto, “contemporanea”. (© Gazzetta di Parma)