RPM
RPM, «RPM», Filibusta Records 2025, 1 CD.
In questo esordio discografico il trio RPM – Pierpaolo Ranieri al basso elettrico, Claudio Piselli al vibrafono e Alessandro Marzi alla batteria – condensa in poco più di mezz’ora di musica un universo sonoro immediato e coinvolgente, plasmato con garbo e gusto consapevole partendo da una selezione di brani firmati da alcuni esponenti storici del panorama jazzistico – e non solo – degli ultimi decenni.
Un viaggio ideato nell’ultimo biennio da tre musicisti che si conoscono e si frequentano da trent’anni, nel quale il combinato disposto tra le radici fusion da un lato e, dall’altro, un groove dal segno compatto e affiatato rappresenta una sorta di stella polare che guida idealmente un percorso che parte dall’incedere ritmico di “Sea Journey” di Chick Corea, per passare al peregrinare armonico maggiormente articolato di “Effendi” di McCoy Tyner.
Dopo l’oasi più distesa e melodicamente immediata di “Slippery Roads” – l’unico brano originale dell’album, firmato da Claudio Piselli – si entra pian piano nel mondo trascinante e suggestivo di “Gotcha”, composizione di Bobby Hutcherson, vale a dire uno dei più rilevanti vibrafonisti del secondo Novecento jazzistico – assieme, tra gli altri, a Lionel Hampton o Gary Burton – significativamente omaggiato qui da una formazione che trova nel timbro del vibrafono di Piselli una palese connotazione sonora, ben assecondata dalla solida interazione con il basso elettrico di Ranieri e con la batteria di Marzi.
Proseguendo il percorso di ascolto proposto da questo lavoro discografico incontriamo poi due brani di Wayne Shorter come “Deluge” e “Charcoal Blues”, molto differenti tra loro per atmosfere espressive ma che ben restituiscono il profilo del grande compositore e sassofonista scomparso nel 2023, protagonista della storia del jazz dalla fine degli anni Cinquanta in poi, tra l’altro al fianco di Miles Davis e tra i fondatori dei Weather Report.
A chiudere il disco troviamo infine “Can’t Find My Way Home”, interessante rilettura del brano di Steve Winwood contenuto nell’unico album omonimo dei Blind Faith – gruppo-meteora che annoverava, tra gli altri, oltre al polistrumentista già componente dei Traffic anche Eric Clapton, ex chitarrista del Cream – pietra miliare nel panorama del progressive rock di fine anni Sessanta. (© Gazzetta di Parma)