Source
Lorenzo Bellini, «Source», GleAM Records 2025, 1 CD.
Si presenta con un passo spedito e coinvolgente questo lavoro discografico di Lorenzo Bellini, pianista e autore la cui vena compositiva si ispira a pianisti newyorkesi quali Mulgrew Miller e Kenny Kirkland, dotato di una naturalezza sia strumentale sia di scrittura che emerge chiaramente dalle sei composizioni – tutte a sua firma – raccolte in questo album.
Un lavoro realizzato anche grazie all’affiatato apporto strumentale di un quartetto che, oltre allo stesso Bellini, annovera Luca De Toni (chitarra elettrica), Matteo Padoin (contrabbasso) e Andrea Dionisi (batteria), musicisti che si sono incontrati nell’ambito del Berklee College Of Music di Boston. Un ambito formativo che ha plasmato in questa compagine strumentale un’affinità espressiva che trova nel segno stilistico restituito dal panorama mainstream contemporaneo un orizzonte di riferimento dal quale partire per le escursioni personali rappresentate dai brani raccolti in questo disco.
Un percorso nel quale si intrecciano anche rimandi alla tradizione musicale classica sviluppati ora in maniera più scoperta – come l’esplicito riferimento al Čajkovskij del quartetto d’archi n. 1 op. 11 che connota il brano eponimo – ora in modalità più indirette ma non per questo meno evidenti, come nel caso del brano che chiude il lavoro, titolato “Offering”, nel quale riferimenti melodici e andamenti armonici di segno innodico restituiscono – come annotato dallo stesso autore – «un dono autentico, spontaneo per l’ascoltatore».
Tra queste composizioni si collocano altri percorsi al tempo stesso coerenti e diversificati, come quelli rappresentati da “Fragile Spirit”, che regala un incipit a questo disco animato da un variegato respiro swing, o ancora da titoli come “Auntie Lu”, segnato da atmosfere più riflessive e distese. Una composizione, quest’ultima, «dedicata alla “zia” Lucia, una persona speciale che ha aiutato questo quartetto a formarsi e a legarsi. Ci ha fornito, con generosità e altruismo, un tetto sopra la testa e cibo in tavola ogni volta che avevamo bisogno di riunirci [creando] un luogo non solo per noi, ma per un’intera comunità di musicisti». A completare questo album troviamo la più dinamica “Out of the Blue” per poi arrivare a “Odruis”, brano caratterizzato da una impronta improvvisativa più marcata e che si segnala tra le declinazioni più interessanti dell’intero lavoro. (© Gazzetta di Parma)