Atlantidei

EIC, «Atlantidei», Caligola Records, 2026, 1 CD.

Il panorama discografico attuale registra un altro disco d’esordio, questa volta con protagonista il collettivo EIC (Eden Inverted Collective) che propone un percorso di ricerca guidato dalla clarinettista e polistrumentista Zoe Pia, qui affiancata da un quartetto di giovani percussionisti di matrice classica composto da Nicola Ciccarelli, Carlo Alberto Chittolina, Paolo Nocentini e Mattia Pia.

Il lavoro nasce da una suggestione geografica e mitologica radicata nella Sardegna sud-occidentale, antica terra che alcuni studi identificano con la leggendaria Atlantide. Questa narrazione si intreccia con l’estetica visiva della mostra “Post–Eden” di Luca Zarattini e Denis Riva, autori anche della grafica del disco, creando un ponte tra arti figurative e materia sonora.

Su tale sfondo, gli otto brani qui raccolti – tutti firmati dalla stessa Zoe Pia – disegnano un percorso ispirato alla cartografia immaginaria seicentesca di Athanasius Kircher, rimando restituito attraverso una scrittura che si muove con efficace fluidità tra musica contemporanea e jazz, mantenendo un significativo rimando nei confronti delle differenti tradizioni popolari.

L’impasto strumentale – che vede l’impiego di clarinetti, launeddas ed elettronica integrati a una vasta gamma di percussioni – genera un ecosistema timbrico dove la tensione sperimentale si intreccia con aperture più liriche e comunicative.

Brani come “Oceanus” o “Hispania”, animati da una delicata riflessività, trovano così un ideale contraltare espressivo nella più fitta densità dinamica di composizioni come “America” o “Africa”, quest’ultimo segnato dal passo ritmico caratterizzato da un incedere collettivo e, se vogliamo, tribale.

Una materia sonora, quella offerta da questo disco, segnata anche dal lavoro di Marc Urselli, ingegnere del suono pluripremiato ai Grammy, la cui regia tecnica – tra la registrazione effettuata presso gli studi Sotto il Mare di Verona e il missaggio svolto a New York – ha permesso di restituire con equilibrio la combinazione tra le diverse variazioni espressive delle ance e la profondità materica delle percussioni.

Come annotato da Stefano Zenni nelle note di copertina, «il disco emerge per una sperimentazione garbata e profonda, capace di esplorare il rapporto ancestrale tra uomo e natura con un linguaggio colto ma vibrante di vita». (© Gazzetta di Parma)